L’Antitrust arriva in difesa del conto deposito

Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2012

L'Antitrust arriva in difesa del conto deposito L’Antitrust arriva in difesa del conto deposito per equiparare le tassazioni ad altri prodotti come i conti correnti o i libretti di risparmio.

I conti deposito, secondo recenti ricerche di mercato, rappresentano la scelta che più frequentemente fanno gli italiani quando decidono di investire il proprio capitale. Questi conti risultano essere una vera e propria risorsa per gli investitori, perché oltre a costituire una certa fonte di rendimento, assicurano una sicurezza tale da non esagerare nel dire che i vostri soldi, in un conto deposito, sono in una ‘botte di ferro’.

La cosa che rende i conti deposito la prima scelta degli investitori medi italiani è sicuramente il fatto che essi si comportano come un normale conto corrente e per questo sono un puro prodotto bancario. Questo vuol dire che il loro rendimento non dipende minimamente dal mercato finanziario internazionale.

Questa loro similitudine con i conti corrente nasce da molti elementi; primo fra tutti che il conto deposito può essere aperto con le stesse modalità di un conto corrente, non richiede particolari documentazioni, è facile da gestire, anche online, si possono seguire i propri soldi sempre. Inoltre, puoi scegliere il tipo di conto deposito da aprire, se libero o vincolato. E con un conto deposito libero, addirittura, puoi continuare a prelevare e/o immettere denaro nel conto. I rendimenti sono calcolati sempre all’inizio del contratto, sono garantiti e non varieranno per nessun motivo.

Verrebbe da credere che i conti deposito, essendo così simili ad un conto corrente, subiscano la stessa sorte fiscale degli altri prodotti bancari di risparmio e investimento. In realtà, i conti deposito sono sottoposti ad una tassazione più gravosa, mentre i libretti di risparmio e i conti correnti, ad esempio, godono di un regime fiscale agevolato.

La legge che ha introdotto questa differente tassazione è del 2 marzo 2012 (rivista poi in aprile), con l’articolo 8 del decreto legislativo numero 16.

Questa legge, voluta dal Governo Monti, prevede che i depositi bancari e postali siano soggetti al bollo proporzionale (detto anche “mini patrimoniale”). Questo bollo proporzionale sarebbe pari allo 0,1% annuo, ma salirà allo 0,15% nel 2013. Inoltre, la legge prevede un limite minimo di 34,20 euro e un tetto massimo di 1.200 euro (solo per quest’anno).

Corre in difesa dei conti deposito, e quindi anche degli investitori Italiani, l’Antitrust.

L’Antitrust, infatti, vede in questa tassa pendente sui deposito un “ingiustificato svantaggio concorrenziale”. Infatti, porterebbe a un freno nella scelta di questo strumento finanziario da parte del cliente, con conseguente blocco del prodotto. Prodotto che poi, di fatto, si propone perfettamente equivalente al normale conto corrente.

Il libretto di risparmio e il conto deposito soddisfano le medesime esigenze dell’investitore/risparmiatore e questa differenza nella tassazione darebbe origine a una marcia d’arresto dal punto di vista della concorrenzialità.

Due prodotti che sono tra di loro equivalenti, come il libretto (o il conto corrente) e il conto deposito, dovrebbero poter avere le stesse agevolazioni e potenzialità per l’italiano che investe.

Nonostante questo divario nelle tasse, il conto deposito resta un ottimo investimento in cui depositare i propri soldi e farli fruttare. Le offerte sono numerose e la scelta copre ogni tipologia di esigenza.

Buon investimento.

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